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SCOMMESSE SPORTIVE ITALIA |
| lunedì 18 gennaio 2010 | |
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IL SISTEMA DI SCOMMESSE ITALIANO DIVENTA MODELLO PER UE, MA QUANTA STRADA ANCORA DA FARE!
Le licenze sono disponibili e sono state assegnate ad altri operatori Ue, tuttavia, secondo Right2bet, queste sono difficili da ottenere in quanto sottoposte a rigorose condizioni. In particolare, viene richiesta una sede fisica in Italia, affinché i ricavi siano sottoposti alla tassazione italiana.Dati recenti hanno dimostrato come i tre maggiori operatori italiani delle scommesse detengano ancora il mercato del betting sportivo, nonostante gli sforzi orientati verso la liberalizzazione e la libera concorrenza. Snai, Lottomatica e Sisal possiedono il 66% della quota di mercato, un dato mal digerito dagli operatori stranieri che sperano di poter beneficiare di un mercato più concorrenziale. Una situazione che non poteva passare inosservata a Right2bet, l'organizzazione che combatte a suon di petizioni affinché tutti i cittadini dell'Unione europea abbiano la possibilità di scommettere con qualsiasi società di betting autorizzata, a prescindere dallo Stato nel quale questa ha sede. Secondo l'analisi di Right2bet l'Italia è considerata uno dei Paesi più progressisti tra gli Stati membri in tema di apertura al mercato del gioco, tuttavia vi sono diversi aspetti del quadro normativo che, a parere dell'organizzazione, non sono ancora conformi alla legge dell'Unione Europea. Questa necessità di avere degli uffici in Italia per poter ottenere una licenza italian Da un lato, sottolinea l'organizzazione, bisogna applaudire le recenti azioni del governo italiano, nel senso che, rispetto ad alcuni altri Stati membri, sono stati compiuti grandi passi avanti per fornire ai propri cittadini un'offerta migliore nell'ambito delle scommesse, anche se la sensazione è che non sia stato fatto abbastanza, e gli ultimi dati relativi al mercato del betting sportivo lo dimostrano. I singoli stati membri hanno recentemente ricevuto l'autorizzazione dalla Corte Europea di vietare l'ingresso agli operatori stranieri al fine di tutelare la sicurezza pubblica e prevenire la criminalità. Ma secondo Right2bet non si capisce perché un Paese riesca a consentire agli operatori locali di offrire giochi vietando allo stesso tempo ad altri operatori dell'Ue di fare la stessa cosa, nonostante non ci sia alcuna prova che, permettendo loro di entrare nel mercato, i cittadini sarebbero messi a rischio. Le rigorose condizioni di licenze locali e le sanzioni penali per chi non le rispetta - come avviene in Italia - non vengono attuate per tutelare il consumatore, ma sono adottate per proteggere i flussi di entrate del governo e, a detta dell'organizzazione, nonostante i progressi fatti in questi ultimi anni, i regolamenti italiani sul gioco interferiscono ancora sulle libertà fondamentali di milioni di cittadini dell'Unione europea. Fonte: Gioco e Giochi |
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