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lunedì 01 febbraio 2010 |
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AL CIRCOLO SHOWDOWN IL POKER LIVE "MUST GO ON". Non teme di esporsi Danilo Donnini, fondatore del circolo di poker live "Showdown" di Lainate, nell'hinterland milanese. Lo Showdown ha deciso di riaprire l'8 gennaio dopo la chiusura imposta dal veto ministeriale che ha congelato tutti i circoli live in attesa del regolamento attuativo che tarda ad arrivare. Se da una parte il blocco dei circoli ha favorito il proliferare di bische illegali, dall'altra si assiste all'esodo dei giocatori, almeno quelli "nordisti", nei locali ticinesi oltreconfine dove si moltiplica l'offerta anche "made in Italy". La verità, come ci ha detto un pokerista doc, è che c'è troppa fame di poker live e, se non si può, c'è sempre chi per alleviare il digiuno si arrangia nelle soffitte o negli scantinati.
Lo Showdown ha fatto una scelta controcorrente e, diremmo, alquanto coraggiosa: quella di giocare alla luce del sole, tanto che sul sito http://www.showdown-poker.it/ sono pubblicizzati i tornei organizzati con cadenza quasi quotidiana in programma la sera presso il ristorante Country di Lainate. "Non siamo fuorilegge - tiene a precisare Donnini - legalmente ci assiste l'avvocato Pea, lo stesso che ha tutelato il circolo di Mestre nella causa vinta al Consiglio d
Stato che ha legittimato l'attività del circolo veneto, allo stesso modo ci sentiamo legittimati a continuare la nostra attività messa in discussione da una Comunitaria priva di efficacia perché inapplicabile se prima non interviene un provvedimento che la renda attuativa". "Noi - continua Donnini - siamo ben felici che il poker venga regolamentato, così saranno spazzate via tutte le bische che sono in giro, non si contesta la legge, ma fintantoché non esiste un regolamento non possono dire ai circoli "chiudete perché non avete la licenza" dal momento che non ci mettono in condizione di decidere se acquisirla o meno". "I nostri tornei - spiega il responsabile del circolo lombardo - hanno buy-in molto bassi, di 30 euro di base con un massimo di 100 euro una volta a settimana, se dovessero venire a chiuderci faremo subito ricorso, e lo vinceremo". Ma allora, perché gli altri per i quali scattano i sigilli della questura, chiudono e zitti? Per Donnini "il problema è che fare ricorso costa soldi e fatica". Sì, ma anche lo Showdown ha chiuso all'indomani della circolare che vietò il gioco live. "Abbiamo chiuso per tutelare i giocatori, quella circolare ha creato un disastro, in realtà è inconsistente e basterebbe ricorrere al Consiglio di Stato per sovvertirla".
Fonte: Gioco e GiochiAggiungi questa pagina ai tuoi social bookmarks!                               
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