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giovedì 12 agosto 2010 |
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Un grosso casinò italiano sta cercando di aprire sale in franchising con il proprio marchio per aggirare il divieto per giocare a poker live. In attesa del regolamento, che da mesi giace non si sa bene dove, l'Italia segue l'esempio della Svizzera dove il modello delle sale date in gestione dai casinò (dove il gioco è invece permesso) piace a tal punto che qualcuno pensa di esportarlo nel nostro paese. Nel paese crociato il divieto riguarda l'organizzazione e non il gioco in se per sé.
In questa maniera, pagando la puntata (ovvero l'iscrizione) in un'urna e non nelle mani degli organizzatori non si prefigurerebbe alcun reato. Se qualcuno ritira le quote rimane organizzazione di gioco d'azzardo. Se invece i players, man mano che escono, mettono le quote in una cassetta tutto a posto. Sembra paradossale ma &
grave; così. In fondo a esser paradossale è un blocco che ha più ombre che luci. E che spesso viene comunque aggirato, sia in Svizzera che in Italia. In barba a limiti proposti da alcune associazione di categoria (20-30 euro) si gioca ovunque anche cifre superiori, fino a 50 e pure 100 euro. Addirittura a chiasso hanno riaperto con un torneo 0+20 con i giocatori che di fatto scommettono l'iscrizione, pagando una volta usciti. Altri invece stanno riaprendo facendo pagare l'affitto della sedia e giocano a quello che vogliono, cosa che in Svizzera è permessa. E se arrivano i controlli? Basta dire che si tratta di un semplice ritrovo di amici. Impossibile dimostrare il contrario. Difficile, invece, anche solo immaginare che in Italia tutto questo venga mai permesso. Ma oggi, a furia di divieti e incertezza normativa, in realtà succede anche di peggio. Fonte: Gioco e GiochiAggiungi questa pagina ai tuoi social bookmarks!                               
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