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Il bookmaker austriaco Goldbet replica all'articolo del 13 luglio scorso dal titolo "Serve una soluzione» Tira aria di pace tra Snai e Stanley?" "Le dichiarazioni del Ceo Whittaker del bookmaker Stanleybet, contenute in tale articolo - si legge in una nota della società - sono ancora una volta al limite della diffamazione. GoldBet, più volte chiamata in causa, intende chiarire definitivamente alcuni punti per i suoi collaboratori, per i suoi clienti, o per chiunque fosse positivamente interessato alla nostra società.
Chi conosce il settore sa benissimo che il bookmaker GoldBet possiede una regolare licenza austriaca e come tale è soggetto a regolari e rigorosi controlli dalle autorità competenti. Ricordiamo, inoltre, che l'Austria fa parte della Comunità Europea e che per tale ragione una società austriaca, secondo principi del Trattato CE (artt. 43 e 49), è libera di poter operare in ogni Stato membro. Tuttavia, il Ceo di Stanley richiama la recente decisione della IV^ Sezione Penale della Corte di Cassazione. In primo luogo occorre ricordare che si tratta di una decisione resa in sede di appello cautelare, e dunque in una fase iniziale del processo. Al contrario, i CED collegati a GoldBet hanno riportato numerosi successi non solo in sede di riesame, ma anche nel merito. Numerosi sono stati i procedimenti penali conclusi con l'archiviazione disposta dal GIP, su richiesta dello stesso Pubblico Ministero. Ciò significa che il PM ha ritenuto totalmente insussistente il reato contestato al CED, e il Tribunale, condividendo tale opinione, ha definitivamente archiviato la posizione. Successi analoghi sono stati ottenuti anche in sede di giudizio amministrativo. Anche Stanley ha riportato giudizi negativi, dalla Corte di Cassazione (una per tutte la Sezioni Unite 23272/04) fino alla recenti pronunce negative del Consiglio di Stato. Del resto, può ben accadere che nella lunga battaglia dei bookmakers comunitari contro le storture del monopolio italiano, vi sia qualche (rara) battuta d'arresto, vista la complessità della materia e la rilevanza degli interessi in gioco (in primis quelli fiscali dello St
to italiano). Da tempo, Stanley tenta di accreditare la propria "unicità" rispetto agli altri Bookmakers dotati di licenza comunitaria, ed in particolare rispetto a GoldBet Sportwetten GmbH. Senza volerci addentrare nell'analisi di temi e materie che saranno oggetto di approfondita discussione nelle sedi giudiziarie preposte, non possiamo fare a meno di evidenziare che la posizione espressa da Whittaker "Stanley è legale, Goldbet invece no perchè ha partecipato al Bando Bersani" risulta sul piano giuridico totalmente infondata. Nel rapporto fra ordinamento interno e ordinamento comunitario non può, infatti, configurarsi alcuna forma di acquiescenza: se una norma è illegittima perchè si pone in contrasto con i principi fondamentali del Trattato CE, dovrà essere disapplicata in tutti i casi in cui verrebbe ad operare. Dunque non solo per Stanley, ma per tutti quei Bookmakers (come GoldBet) che, titolari di apposite licenze in altri paesi CE, vengano discriminati e pregiudicati dalla normativa italiana. Invece sarebbe interessante approfondire le ragioni che spingono Stanley, dopo anni di battaglia frontale contro il monopolio, ad un improvviso ed inatteso voltafaccia. Se in passato Stanley ha battagliato con passione mettendo in dubbio la legittimità dell'intero sistema concessorio italiano, adesso ci troviamo di fronte ad una situazione del tutto diversa. Prima la richiesta di risarcimento di 1,5 miliardi di euro allo Stato italiano, una pretesa da Guinness dei primati. Poi, ngli ultimi giorni, la ricerca di accordi con Snai per vedersi inserita all'interno del regime monopolistico che per anni ha dichiarato di combattere. Analizzando meglio la posizione e le mosse strategiche del bookmaker Stanley sarebbe interessante capire perché se ha sempre sostenuto che il sistema italiano "non offre agli utenti il beneficio della scelta e della qualità garantito da un mercato delle scommesse sportive realmente libero" oggi cerchi un compromesso con il monopolio. Se il fine giustifica i mezzi è palese come tale ulteriore caduta di stile (e non solo) rappresenti l'ultimo vano tentativo di salvare la residua fetta di mercato che ancora detiene". Fonte: Gioco e GiochiAggiungi questa pagina ai tuoi social bookmarks!                               
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