News
Guide
Servizi
DROGATO DAL GIOCO SI UCCIDE IN CANTINA |
| mercoledì 27 maggio 2009 | |
|
Mario (lo chiameremo così) aveva 49 anni, una moglie, tre figli piccoli e una passione divenuta malattia. L’azzardo. Quel tarlo che, insinuatosi lentamente nella sua vita, prima l’ha costretto a farsi una montagna di debiti, poi l’ha convinto a togliersi la vita.
Che Mario fosse un giocatore accanito, nella palazzina di Torino Nord in cui l’uomo viveva con la famiglia lo sapevano un po’ tutti. «Non era un segreto che non se la passasse bene - racconta chi lo conosceva - ma non avremmo mai immaginato una fine del genere. Certo, negli ultimi tempi era un po’ strano.Venerdì pomeriggio, ha salutato il più grande dei tre ragazzini che era appena rientrato da scuola. «Fatti dare un bacio - gli ha detto - vado a fare un giro». Il figlio pensava che, come al solito, papà stesse uscendo per andare al bar a fare una giocata come tante, seduto davanti a quel videopoker che era diventato il suo unico passatempo. Mario, invece, è sceso in cantina. Ha fissato una corda, infilato il cappio intorno al collo e lasciato che il peso del proprio corpo facesse il resto. L’ha trovato la moglie, all’ora di cena. «E’ morto - ha incominciato ad urlare, mentre chiedeva aiuto ai vicini di casa - si è ammazzato». «Per la situazione economica precaria in cui sono finito - ha spiegato lui con un biglietto d’addio trovato accanto al cadavere - Per i debiti di gioco». E sicuramente non era più quello di prima». Prima, Mario aveva un’azienda. «E una casa di proprietà che pare abbia venduto prima di venire a stare qui in affitto. Poi dell’azienda non si è più saputo niente, e lui ha incominciato ad occuparsi dei figlioletti». Venerdì, uno dei quei Il figlio non l’ha più visto, e quando la madre ha trovato il corpo qualcuno gli ha impedito di avvicinarsi. Accanto al cadavere c’era un biglietto. Poche parole che dimostrano come l’allarme lanciato la settimana scorsa dalla Regione, che ha parlato di «80 mila piemontesi malati di gioco» sia da prendere molto sul serio. In cima alle preferenze degli “azzardo-dipendenti” ci sono i videopoker, i “gratta e vinci”, il lotto. Poi le scommesse sportive e il gioco on line (boom degli ultimi anni), divertimenti prediletti dai più giovani. Sono i risultati di uno studio Ipsad Italia, affidato all’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa e parzialmente anticipato da CronacaQui nei mesi scorsi. Un identikit del giocatore patologico (chi gioca d’azzardo quotidianamente) non esiste, ma i dati della ricerca qualcosa dicono. I più esposti sono gli uomini fra i 25 e i 34 anni, soprattutto se già affetti da altre dipendenze, come fumo, alcol e droghe. Spesso provengono dalle fasce sociali più deboli. Ma a preoccupare è la diffusione del gioco fra i giovanissimi, nella fascia 15-19 anni: il 37 per cento di loro dichiara di aver giocato almeno una volta nell’ultimo mese. L’8 per cento ammette di giocare quasi ogni giorno. Numeri pericolosi, anche perché più alti della media. I piemontesi a rischio dipendenza (80mila, appunto) sono infatti il 6,8% del totale. E le statistiche dicono che gli italiani, nonostante la crisi, continuano a giocare. Ogni giorno di più. Fingendo di non essere malati. Finchè la sorte non si prende tutto. E i sogni si tramutano in disperazione. Fonte: CronacaQui |
| < Articolo Precedente | Prossimo Articolo > |
|---|
| Articoli correlati |
|---|
|
|
Links |
||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||






































