 La Consulta Anti Usura scende in campo per dire no alla proposta Brambilla di creare nuovi casinò all'interno di alberghi a cinque stelle. "Se non è passato il progetto avanzato qualche tempo fa di creare un Casinò in ogni regione d'Italia, perché oggi dovrebbe passare questa proposta che renderebbe il gioco d'azzardo ancora più pericoloso?" è il provocatorio interrogativo di mons. Alberto D'Urso, segretario generale della Consulta. Interpellato dal SIR (Servizio Informazione Religiosa), mons. D'Urso parla di "proposta diseducativa che non fa che incentivare ulteriormente il gioco d'azzardo che miete vittime di cui nessuno si ricorda - i giocatori patologici -, seguite e curate quasi esclusivamente dalle associazioni di volontariato"."In Italia, i dati Caritas dicono che già oggi il 4% delle famiglie si indebita per beni di prima necessità - prosegue il sacerdote, e aggiunge: "Invece di fare riferimento all'art.1 della Costituzione, secondo il quale l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, con conseguente obbligo per tutti i cittadini di adempiere agli inderogabili doveri di solidarietà economica, si fa riferimento a iniziative che alimentano l'indebitamento, il sovraindebitamento, l'usura e quindi la rovina di tante famiglie. Si dimentica che vi sono altri 800mila nuovi disoccupati tentati dal ricorso alla fortuna attraverso la continua proposta di giochi che finisce per affamare ulteriormente le persone più deboli".
"I casinò ospitati negli alberghi - osserva ancora mons. D'Urso - si porranno in concorrenza con le quattro case da gioco del nostro Paese (Sanremo, Saint Vincent, Venezia e Campione, ndr) che già stanno attraversando una congiuntura negativa legata alla crisi economica e alla progressiva trasformazione del mondo del gioco. La loro presenza potrebbe creare problemi soprattutto nel Sud Italia e nelle Isole dove si concentra il 37% degli hotel a cinque stelle". Mons. D'Urso esprime inoltre preoccupazione per "l'incremento dell'indebitamento, del ricorso all'usura e delle estorsioni" registrato intorno ai quattro casinò operanti in Italia: ciò "dimostra che la sorveglianza non riesce a limitare i danni. Qualora si dovessero sviluppare oltre 230 case da gioco sul territorio, come si farà a controllare queste situazioni? Occorrerà pensare ad una polizia turistica?". "Il fatto che simili iniziative siano state realizzate in Spagna, Francia e Slovenia - osserva - non è un buon motivo per non ragionare con la nostra testa e opporvisi: a guadagnarci è anzitutto sempre lo Stato". "Chi afferma che tale proposta è riservata solo alle persone ricche - conclude il segretario della Consulta antiusura - non considera che se andrà in porto avremo nuovi poveri anche da questa categoria".
IL LARIO BOCCIA LA "MINISTRA" &nbs
;Niente roulette negli hotel di lusso lariani. Gli amministratori delegati di Villa d'Este, Jean Marc Droulers, e del Grand Hotel Villa Serbelloni di Bellagio, Gianfranco Bucher, hanno infatti bocciato sonoramente l'ipotesi di ospitare nelle rispettive strutture il gioco d'azzardo. La proposta in questo senso è giunta dal ministro per il turismo, Michela Brambilla che ha già illustrato ai colleghi dell'esecutivo uno schema ufficioso di decreto legge che punta ad ampliare la presenza di case da gioco in tutta Italia. In sostanza, ogni comune potrebbe ospitare un casinò, a patto di rispettare una condizione essenziale. E cioè aprire all'interno di alberghi di lusso, che si possono fregiare come minimo delle 5 stelle. A quel punto, se gli alberghi di questa categoria fossero disponibili e in regola con tutte le autorizzazioni comunali e prefettizie, le strutture ricettive di lusso potrebbero aprire sale interamente dedicate al gioco d'azzardo. A Como, le strutture potenzialmente interessate a questa nuova prospettiva sono tre. Villa d'Este, il Grand Hotel Villa Serbelloni di Bellagio e il Grand Hotel di Tremezzo. I primi due alberghi rientrano nella categoria dei "cinque stelle-lusso", il terzo nei cinque stelle. L'amministratore delegato di Villa d'Este, Jean Marc Droulers, chiude subito le porte dell'hotel ai patiti dell'azzardo. «Nella vicina Campione d'Italia - ha commentato Droulers - c'è una grande casa da gioco che già offre un servizio altamente specializzato. Penso inoltre che aprire un casinò all'interno di Villa d'Este non aggiungerebbe nulla di particolarmente significativo all'hotel». Insomma, un no piuttosto categorico. Esattamente come quello pronunciato da Gianfranco Bucher, amministratore delegato di Villa Serbelloni. «Mi sembra proprio che sia una proposta da ultima spiaggia - ha affermato Bucher - Aprire un casinò nel nostro hotel significherebbe snaturare i presupposti di struttura per trascorrere le vacanze». «Piuttosto - ha aggiunto Bucher - sarebbero preferibili interventi finanziari e fiscali a sostegno del settore, oppure puntare con decisione a sostenere il turismo sul Lago di Como dotando il territorio di infrastrutture nuove e funzionali». Una bocciatura sonora, dunque, quella arrivata anche da Bellagio per l'ipotesi degli hotel con i tavoli verdi. E mentre i vertici del Grand Hotel Tremezzo hanno rimandato ogni commento sulla questione, ieri è intervenuta l'associazione Federgioco alla quale aderiscono i quattro casinò italiani, Campione d'Italia compreso. «Federgioco - si legge nel comunicato di ieri - invita il ministro per il Turismo a soprassedere alla presentazione del provvedimento, dichiarandosi disponibile ad affrontare il tema dell'apertura di nuove case da gioco, e ribadendo la totale disponibilità a fornire il proprio contributo alla discussione e a una necessaria e approfondita istruttoria». Fonte: Gioco e GiochiAggiungi questa pagina ai tuoi social bookmarks!                               
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